Chiesa di Santa Cita (San Mamiliano)

Storia, Bellezza e Leggenda.

Descrizione

Storia

La Chiesa dedicata alla vergine toscana Santa Cita (dialetto toscano che sta per Zita) fu fondata nei primi anni del trecento da facoltosi mercanti toscani e fu donata, nel 1428, ad un gruppo di frati Domenicani. La Chiesa subì negli anni successivi parziali modifiche ed abbellimenti, prima di essere in gran parte demolita nel 1583, allorché i frati, grazie alle rendite accumulate dall’aver concesso alle famiglie più facoltose della città di seppellire qui i propri cari, decisero di ampliarla.
La nuova chiesa con una pianta a croce latina a tre navate fu terminata nel 1603 su progetto di Giuseppe Giacalone. La facciata, invece, fu ultimata nel 1781 ad opera di Nicolò Peralta.
A causa dei bombardamenti dell'ultima guerra, sono state eliminate le navate laterali irrimediabilmente danneggiate.
La Chiesa di Santa Cita è oggi dedicata a San Mamiliano, primo vescovo di Palermo.
Attiguo alla chiesa è l'Oratorio con i preziosi stucchi del Serpotta.

Esterno

La facciata settecentesca presenta tre portali di ingresso sopra i quali la figura del cane con la fiaccola in bocca, simbolo dell’ordine di San Domenico, su quello principale, e della Carità e della Fede, rispettivamente sul portale sinistro e destro.

Interno

L'interno della chiesa è arricchito da pregevoli decorazioni ed opere d’arte.
Grande rilievo hanno le opere realizzate dallo scultore Antonello Gagini: la tribuna e l’arco (1516) posti dietro l’altare maggiore, e l’arco (1517) che si trova nella seconda cappella a destra del transetto. Entrambe le opere appartengono alla prima struttura della chiesa e furono salvate e conservate nei lavori di ricostruzione iniziati nel 1583.
Appartiene ad A. Gagini anche il sarcofago di Antonio Scirotta che si trova nella seconda cappella a sinistra del transetto.

Ricca di fascino e leggenda è la Cappella titolata al Crocifisso, la prima nell’ala sinistra del transetto. La cappella fu concessa nel 1614 alla famiglia Lanza, ai quali fu consentito di aprire una cripta. Quest’ultima è rimasta nascosta per secoli ed è stata ritrovata soltanto 20 anni fa. All’interno, tra pareti decorate, un altare su cui era posta una mirabile “Pietà” attribuita a Giorgio da Milano. Ma anche quattro sarcofagi: quello di Blasco Lanza, primo barone di Trabia, del figlio don Cesare Lanza, della seconda consorte di quest’ultimo, Castellana Centelles, e quello anonimo con la figura scolpita di una giovane donna che potrebbe essere quello di Laura Lanza, Baronessa di Carini, figlia di don Cesare ed uccisa proprio da quest’ultimo.

Tra i dipinti d’epoca presenti, la tela dedicata al Beato Geremia di Antonio Manno (1785), posta sopra l’altare a sinistra del transetto, e la preziosa tela di Filippo Paladini raffigurante Santa Agnese da Montepulciano (1603).

Il gioiello più autentico della Chiesa di Santa Cita è però costituito dalla Cappella dedicata alla Madonna del Rosario, la prima nell’ala destra del transetto. Il complesso decorativo che si presenta agli occhi del visitatore è uno tra i più belli di tutta la città e uno degli esempi più ricchi del barocco siciliano.
Tra decorazioni ad intarsio di marmi mischi, gli inserti scultorei di puppi, ghirlande, motivi. Magnifici sono gli stucchi alle pareti realizzati tra il 1697 ed il 1722 da Gioacchino Vitagliano: dieci teatrini dedicati ai "Misteri del Rosario", con la raffigurazione di scene della vita di Gesù. Completano la cappella la pala d’altare dedicata alla "Madonna del Rosario", il magnifico affresco sulla volta “I cinque Misteri Gloriosi” di Pietro Aquila ed il pavimento ricoperto di lapidi sepolcrali in marmi policromi.

Dettagli

Via Valverde 1
90133 - Palermo
Tel: 091 332779

Orario

Visitabile durante le funzioni religiose o su prenotazione.

Ingresso

Ingresso gratuito