Oratorio del Rosario di Santa Cita

Uno dei capolavori di Giacomo Serpotta

Descrizione

Storia

L’oratorio del Rosario in Santa Cita (dialetto toscano che sta per Zita) si trova sul lato destro dell’omonima chiesa, in via Valverde.
Fu fondato nella seconda metà del Seicento, sui resti di un precedente oratorio, dalla Compagnia del Rosario, costituita da esponenti della ricca borghesia mercantile.
La parte architettonica è attribuibile a Giacomo Amato mentre l'opera decorativa costituisce uno dei capolavori barocchi di Giacomo Serpotta.

Esterno

Vi si accede da uno scalone che conduce ad un loggiato tardo cinquecentesco a doppio ordine. Due portali marmorei attribuiti a Giuseppe Giacalone, appartenenti al vecchio oratorio, immettono nell’antioratorio. Tra questi due portali è stato posto il mezzobusto in stucco raffigurante Giacomo Serpotta.
L’antioratorio accoglie molti ritratti dei Governatori della Compagnia. Sulla volta, due angiolini reggono lo stemma della Compagnia del Rosario.

Interno

L'Oratorio del Rosario di Santa Cita, unitamente all'Oratorio di San Lorenzo, rappresenta la massima espressione del genio artistico di Giacomo Serpotta che in questo luogo operò una prima volta tra il 1685 e il 1690.
Lo splendido apparato decorativo si sviluppa lungo le pareti laterali con una serie di teatrini raffiguranti i Misteri del SS. Rosario. A sinistra quelli Gaudiosi (partendo dall’ingresso e fino alla arco: Annunciazione, Visitazione, Natività, Circoncisione, Gesù tra i Dottori) nella destra quelli Dolorosi (partendo dall’ingresso e fino alla arco: Gesù nell'Orto, Flagellazione, Coronazione di spine, Salita al Calvario, Crocifissione).

Sopra questi le grandi finestre con le statue allegoriche delle virtù che sorreggono oggetti dorati, tra cui un serpente (simbolo di Giacomo Serpotta).
E un tripudio di putti che giocano su festoni di fiori e frutta. Alcuni voltando le spalle in maniera irriverente. Le espressioni, gli sguardi e i gesti sembrano, nella maestria delle loro pose naturali, dar vita ai protagonisti.

Sulla parete di fondo, quella posta alle spalle dei superiori che qui vi sedevano ricevendo gli sguardi dei confrati seduti sui sedili laterali, tanti putti reggono un manto cha fa da sfondo alla rappresentazione dei Misteri Gloriosi (Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Assunzione, Incoronazione di Maria).
Al centro campeggia l’allegoria della “Battaglia di Lepanto” del 1571, cui è legata la devozione per la Vergine del Rosario, che intervenne miracolosamente consentendo alla flotta cristiana di prevalere contro quella turca.
Due fanciulli posti sulla cornice ai piedi della scena testimoniano, con il loro aspetto dimesso, gli orrori della guerra che sempre punisce sia i vincitori (il putto con l’elmo dell’imperatore Carlo V) che i vinti (il putto con il turbante arabo).

L’altare maggiore, delimitato da pregiate cantorie, è reso ancor più ricco dalla celeberrima pala dedicata alla Vergine del Rosario di Carlo Maratta del 1695.
Ad esaltare la magnificenza della tela, il nuovo intervento del Serpotta tra il 1717 e il 1718, con le decorazione del catino presbiteriale, e l’inserimento a ridosso dell’arco che introduce al presbiterio delle magnifiche statue di Ester (a sinistra) e Giuditta (quest’ultima, a destra, raffigurata con ai piedi la testa decapitata di Oloferne), tra le più belle figure muliebri realizzate dall’artista.

Completano l'arredo le panche sulle pareti laterali per i confratelli, in ebano intarsiate in madreperla, e il pavimento a tarsie marmoree che si estende in un intreccio di stelle ad otto punte.

Dettagli

Via Valverde 3
90133 - Palermo
Tel: 091 332779

Orario

Orario invernale (Nov - Mar)
Da Lun a Sab dalle 9:00 alle 15:00

Orario estivo (Apr – Ott)
Da Lun a Ven dalle 9:00 alle 18:00
Sab dalle 9:00 alle 15:00

Ingresso

Intero euro 6,00 (il biglietto permette la visita degli oratori di Santa Cita e del SS. Rosario in San Domenico)
Ridotto euro 5,00